Questa storia comincia nel lontano 1979, ed una volta ancora con un rotariano, un italiano per giunta.
Sergio Mulitsch, past governor ebbe l’idea ed il merito di studiare e realizzare un progetto per la lotta alla polio inviando 500 mila dosi di vaccino nelle Filippine, progetto consolidatosi poi nella ONG “Nuovi Spazi nel Servire” coordinato da Luciano Ravaglia.
Non è scopo di queste pagine la disamina scientifica del problema, ma ritengo utile qualche notizia in merito a questa malattia che almeno per noi fa parte di una storia passata.
“Carneade, chi era costui” si chiedeva don Abbondio, e così un giovane di oggi potrebbe legittimamente chiedersi “la polio” che cosa è?, una domanda spiegabile con il fatto che da noi questa terribile malattia è totalmente scomparsa.
La poliomielite conosciuta anche come paralisi infantile è una malattia altamente contagiosa, con manifestazioni diverse, le più gravi di ordine neurologico irreversibili, che nel tempo ha provocato migliaia e migliaia di morti e di invalidità permanenti.
Il termine deriva dal greco “polios”, grigio, e “mielos” che indica il midollo spinale più il suffisso itis che indica un processo infiammatorio.
Oggi sappiamo da tempo che si diffonde da individuo a individuo soprattutto per via orofecale e sebbene il 90% delle infezioni non diano sintomi, se il virus penetra nel sistema nervoso, attacca i neuroni, soprattutto i motori, causando gravi danni a seconda dei distretti colpiti, fino a provocare la morte, per soffocamento per paralisi diaframmatica o per attacco ai centri bulbari.
Gli effetti della poliomielite sono noti fin dall’antichità, come dimostra una stele egizia del 14° secolo a.C., esposta al museo Glypotek di Copenaghen, che ritrae una persona con una gamba più sottile che si appoggia ad un bastone, esito caratteristico di questa malattia, una malattia con la quale l’uomo ha convissuto per un lunghissimo periodo senza sapersene dare una spiegazione e tanto meno un rimedio.
Anche alcune mummie esaminate al museo del Cairo mostrano i segni indiscutibili del morbo, e la descrizione fisica dell’imperatore romano Claudio fa presumere che anche lui ne abbia sofferto.
Dobbiamo arrivare al 1789, trenta secoli dopo, per averne la prima descrizione clinica dal medico inglese Michael Underwood che la classificò come “debolezza degli arti inferiori.
Le descrizioni e ricerche cliniche di J. Heine nel 1840 e K.O. Medin nel 1890 portò i medici a riconoscerla come malattia di Heine-Medin, più conosciuta poi col nome di paralisi infantile, per la sua propensione a colpire maggiormente i bambini, ad etiologia ignota.
Fra il 1903 e il 1906 si verificò in Scandinavia una epidemia che portò I. Wickman e K.O. Medin ad affermare per primi il carattere infettivo della malattia, l’esistenza di portatori sani, e la possibilità che essi potessero diffonderla.
Nel 1908 da Karl Landsteiner fu identificato finalmente l’agente eziologico nel poliovirus e tre anni più tardi che esso non era un batterio ma un agente ultrafiltrabile come il virus del vaiolo.
Si era poi notato un fatto parecchio strano e cioè che le epidemie insorgevano dove le condizioni igieniche erano più avanzate, il che molto più tardi sarà spiegato con la scoperta che la trasmissione della malattia avviene per via orofecale (cosa scoperta da A. Sabin nel 1939) e che le scarse condizioni igieniche portavano ad una costante esposizione al virus favorendo una diffusa immunità naturale.
Il miglioramento delle condizioni di vita portò con sé la riduzione dell’esposizione e la conseguente riduzione di tale forma di protezione con la progressiva comparsa di piccole epidemie all’interno delle popolazioni dell’epoca, che poi si estendevano tramite portatori sani, con la conseguenza di vere e proprie pandemie con migliaia di casi mortali
E così nel 1880 si ebbe in Europa una grande epidemia che si diffuse anche negli Stati Uniti, Australia e Nuova Zelanda, ma della quale non abbiamo sufficiente documentazione. Nel 1894 la prima epidemia documentata nel Vermont USA con 18 morti e 132 casi di paralisi permanente che fu solo un assaggio di ciò che accadde dopo 20 anni, quando nel 1916 partì da New York una epidemia che si estese dovunque, con oltre 8000 morti e ancora molti più esiti di paralisi.
Sull’esperienza del vaiolo già allora fortemente ridimensionato con la pratica vaccinale, le ricerche si orientarono alla ricerca di un vaccino, e nel 1934 due studiosi americani, Brodie e Kolmer annunciarono la scoperta di un vaccino efficace: quando però si procedette alla somministrazione ci furono molti casi mortali che portarono al divieto del vaccino ed all’ordine di sospendere qualsiasi ricerca ufficiale su tali vaccini(!).
Il 3 gennaio del 1938 F. Delano Roosvelt, Presidente USA, creò la National Foundation for Infantile Paralysis, la NFIP, che trovò il suo primo finanziamento nella famosa “March of dimes”, la marcia delle monetine da 10 centesimi, che trovò l’appoggio di numerose celebrità del tempo raccogliendo alcuni milioni di dollari che finanziarono ulteriori ricerche.
Nel 1947 nella Berlino semidistrutta ed occupata scoppiò una terribile epidemia di polio, cui assisté A. Sabin che ivi si trovava come medico dell’ospedale militare.
Tornato in patria a Cincinnati, Sabin riprese le sue ricerche per le quali venne dotato di un colossale laboratorio, e la ricerca, grazie ai finanziamenti NFIP, vide coinvolti numerosi altri centri universitari.
Nel frattempo le epidemie dilagava no, in particolare in Europa nel 1952 si ebbe la terribile epidemia di Copenaghen ed in America vi furono altre migliaia di casi con la loro scia di morti e di paralisi.
Nel 1953 la speranza si concretizza: Sabin riesce ad ottenere una sospensione di virus attenuato; lo prova prima su se stesso, poi su due suoi collaboratori volontari, poi ancora su altre centinaia di volontari che trova fra i detenuti del carcere di Cillichote, (Ohio).
Nello stesso periodo un altro ricercatore, il giovane e sconosciuto Jonas Salk, dell’Università di Pittsburg, usando virus uccisi con la formaldeide, aveva preparato un altro vaccino da usare per via iniettiva, anche qui la sperimentazione ebbe esito positivo.
Subito dopo, il 26 Aprile del 1954 la NFIP varò ufficialmente un programma di vaccinazione di massa.
Sorvolo sui successivi avvenimenti, peraltro importanti che videro la scelta ora del vaccino Sabin, ora del Salk, ma il dado era tratto e la pietra miliare della prevenzione posata.
Sabin non brevettò mai il suo vaccino, affinchè il prezzo rimanesse contenuto, e dalla sua scoperta non guadagnò un solo dollaro. Ad un giornalista che gliene chiese il perchè rispose: “è il mio regalo a tutti i bambini del mondo!” Non è superfluo ricordare che Sabin era da tempo un Rotariano.
Cosa accadeva in Italia è presto detto: nel 1955 il Vaccino di Jonas Salk è dichiarato sicuro ed efficace.
Nel 1960 il governo USA concede la licenza al vaccino antipolio orale sviluppato da Albert Sabin che viene adottato anche da noi.
La vaccinazione diventa obbligatoria.
Grazie, Grazie Rotary
I singoli clubs nel tempo erano spesso intervenuti a livello locale per cercare di combattere la malattia e i suoi esiti, ma è nel 1979 che la sua azione diventa globale.
Tutto ha inizio durante un’epidemia nelle Filippine quando l’iniziativa di Mulitsch, suscita l’interesse del Rotary International, presidente James L. Bomar, che firma un accordo con il primo ministro delle Filippine per un intervento congiunto della durata di 5 anni, per vaccinare 6 milioni circa di bambini.
La somministrazione delle prime gocce segnarono l’inizio ufficiale dell’iniziativa antipolio. Bomar in una intervista del 1993 raccontò che il fratello di un bambino che aveva appena preso le gocce gli aveva strattonato i pantaloni per attirare la sua attenzione e dire: grazie, grazie, Rotary.
L’iniziativa non si ferma, ma con identiche modalità proseguì in Marocco nel 1983 e nel 1985 il Rotary International lanciò l’idea di debellare definitivamente in tutto il mondo la poliomielite, e così nel 1988 l’OMS, in rappresentanza di 173 paesi accettò la proposta del R.I. e all’unanimità decretò l’avvio ufficiale della campagna per l’eradicazione della polio nel mondo, che prese nome “OPERAZIONE POLIO PLUS”.
Nel contempo venne conferito al R.I. il titolo di ONG per consentirgli la gestione dei fondi.
L’impegno si presentava gigantesco, si trattava di immunizzare in tutto il mondo oltre due miliardi di bambini sotto i 5 anni, gran parte dei quali sparsi in paesi di difficile accesso, si trattava di creare una catena del freddo per il trasporto dei vaccini, iniziative di sensibilizzazione di popolazioni non sempre facilmente raggiungibili, creare laboratori e centri di monitoraggio epidemiologico, clinico e biologico per poter individuare anche casi isolati della malattia e per poter poi certificare la sua eradicazione.
Un compito immane.
Nell’anno in cui il Rotary International e l’OMS lanciano la “Global Polio Eradication Initiative” si sono verificati circa 350 mila casi di polio in 125 paesi.
Citiamo qualche dato record:
nel 1995 in una sola settimana vengono vaccinati in Cina ed India dagli operatori sanitari e da volontari 165 milioni di bambini e il R.I. lancia il programma Polio Plus Partners, invitando i soci del Rotary dei paesi senza polio a supportare i colleghi dei paesi interessati dalla malattia nell’attività di eradicazione
Nel 2000 ben 550 milioni di bambini ricevono il vaccino orale antipolio
Nel 2004 In Africa vengono sincronizzate le giornate vaccinali antipolio che coinvolgono 23 paesi e si rivolgono ad 80 milioni di bambini
Ma i risultati non tardano a venire e citiamo in ordine cronologico:
•1994 la Commissione Internazionale dell’Eradicazione della polio annuncia che la malattia è stata eradicata dalle Americhe.
•2000 la regione del Pacific occidentale, dall’Australia alla Cina. viene dichiarata libera dalla polio
•nel 2003 solo 6 paesi rimangono polio endemici: AFGHANISTAN, EGITTO, INDIA, NIGER, NIGERIA, PAKISTAN
•nel 2006 i paesi endemici sono ora solo 4: AFGHANISTAN, INDIA, NIGERIA, PAKISTAN
•2012 Anche l’India non vede neppure un caso di polio
•2014 sono passa tre anni senza casi in India e l’OMS certifica la regione del Sud est Asiatico libera dalla polio
•Oggi 3 paesi ancora endemici: Afghanistan, Nigeria, Pakistan.
Dal 1988 in avanti i casi di malattia sono scesi di oltre il 99%.
Nel 2019 vengono segnalati solo 19 casi.
Qualche notizia per l’Italia dove nel biennio 1958-1960 i casi di polio dichiarati furono più di 8000 e personalmente ho avuto l’occasione di vederne alcuni, anche con esito mortale.
In Italia il vaccino Salk venne adottato nel 1957 e nel biennio 58-60 ne fu raccomandato l’uso per persone da 0 a 20 anni. Il vaccino Sabin arrivò invece nel 1960.
Nel 1964 i casi dichiarati furono circa tremila, che scesero a circa 500 nel 1965. Nel 1967 la vaccinazione fu resa obbligatoria.
Nel 2002 l’Italia è stata dichiarata Polio-free dall’OMS.
Le esigenze finanziarie messe in campo sono state pari allo sforzo sostenuto, il RI oramai impegnato a fondo stanzia annualmente gran parte dei fondi necessari che necessitano di costanti integrazioni, che portano a campagne di sostegno, di cui citiamo solo alcune.
Nel gennaio 2009 la Fondazione Bill&Melinda (Gates) impegna 355 milioni di dollari che aggiunti ai 200 milioni del Rotary portano a 555 milioni la somma a sostegno della Global Polio Eradication.
Il Rotary nel 2011 si fa promotore di una grande campagna di raccolta fondi per raggiungere l’eradicazione totale e la somma raccolta supera il miliardo di $.
Questa la cronaca abbastanza arida di un guerra condotta con una determinazione incrollabile, ma quello che non viene espresso, ma che è il sottofondo scenico di questa che non è azzardato definire epopea, sono i secoli di drammi, morte, dolore, menomazioni di una malattia subdola e implacabile.
E poi c’è l’opera continua, difficile, costellata da insuccessi prima e da successi poi, di medici, ricercatori, volontari di ieri e di oggi che non hanno misurato i rischi, le difficoltà, i pericoli, le distanze, in un impegno dedicato alla cura, alla prevenzione della sofferenza, in un afflato che ci dona speranze e anche certezze nelle risorse e nella volontà degli uomini per un avvenire che superi l’indifferenza, i dubbi, lo scetticismo e certe mode di tanta gente del nostro tempo.
Ercole De Cesare







