“Io, Vescovo di Roma e Pastore della Chiesa Universale, da Santiago grido con amore a te, antica Europa: Ritrova te stessa, Sii te stessa, Riscopri le tue origini, Ravviva le tue radici. Torna a vivere dei valori autentici che hanno reso gloriosa la tua storia benefica la tua presenza negli altri continenti.
Ricostruisci la tua unità spirituale in un clima di rispetto verso le altre religioni e le genuine libertà…Tu puoi essere ancora faro di civiltà e stimolo di progresso per il mondo”
Questo l’appello ed il richiamo forte che un grande Pontefice, Giovanni Paolo II, rivolse all’Europa da Santiago di Compostella ove aveva presenziato al congresso mondiale della gioventù: era il 1982 Sono passati gli anni ma quell’appello risulta più forte ed attuale che mai.
Tempo del Covid 2019, 2020,2021: tre anni che ricorderemo a lungo e che segneranno il ricordo anche di chi verrà dopo di noi.
Speriamo che con essi si concluda un ciclo che lascia dietro di sé un cumulo di rovine e di morti.
Doveva essere il millennio dello sviluppo, della civiltà, del verde, della salute del pianeta ed invece è cominciato con l’attacco alle torri gemelle, continuato con le stragi a Parigi del Bataclan, Chrales Hebdo, Nizza, Spagna, Inghilterra, Germania, Egitto, Indonesia e così via con uno stillicidio di attacchi di matrice terroristica islamica, al grido di Allah Akbar.
La primavera araba, che doveva essere di speranza, è stata una primavera di sangue, con la nascita di stati autoritari; nell’America centro meridionale le cose non vanno meglio e nella vecchia Europa uno stato che aveva trovato nello scorso secolo la via della democrazia ha visto il ritorno di una dittatura con propositi imperialistici :la Turchia.
Uno stato che peraltro aveva fatto richiesta di entrare nella comunità europea-
Il ritiro odierno, quasi una fuga , dall’Afghanistan delle forze occidentali , ed il ritorno degli studenti coranici, i taliban, sono la fine del sogno di modernizzare quella regione con lo schiaffo finale di vedere a capo del nuovo governo un personaggio ritenuto dall’ONU, un TERRORISTA.
Anche questo ci impone con forza una rivisitazione degli eventi.
Per quanto più da vicino ci riguarda non sono certo io a segnalare in Italia una crisi permanente delle istituzioni, dalla giustizia, alla burocrazia, alla scuola, alla capacità di governo, né possiamo infine passare sotto silenzio il grande problema dell’emigrazione che se presenta aspetti per certi versi comprensibili per altri presenta lati oscuri su chi li promuove, li finanzia e perché, con una provenienza anche da paesi non interessati da eventi bellici o altro.
La continua predica sul multiculturalismo, presentata come la panacea di ogni male, e la persistente demonizzazione della nostra storia con un continuo mea culpa rappresentano secondo la mia riflessione il grimaldello con cui alcuni vogliono scardinare tutta la nostra civiltà per una teorica palingenesi purificatrice.
Lasciatemelo dire: sono persone che della storia non hanno capito il senso e l’insegnamento-
Se mancava qualcosa alla quale nessuno pensava è arrivata la pandemia da Covid.
Nessuno di noi potrà facilmente dimenticare le teorie di bare, le morti continue, l’estrema difesa del lock down ed infine l’arrivo dei vaccini.
E dalla pentola fumante del nostro tempo emerge la folla insensata dei no-vax, dei complottisti ad ogni costo, degli scettici della scienza, di gente che in nome della libertà loro rivendicano in definitiva il diritto a danneggiare gli altri, aprendo la strada ai soliti violenti che ritroviamo in ogni manifestazione.
L’urlo, l’invettiva e l’insulto prendono il posto del linguaggio, la ragione va a ramengo.
Vi invito ad andare sui social, come si dice, per rendervi conto del livello di certa comunicazione.
Con stupore ho rinvenuto nei dibattiti la presenza di alcuni rotariani che ahimè tali non sembrano per un eccesso di buonismo che non trova riscontro di razionalità, informazione e cultura.
Quel che colpisce nel quadro nazionale ed internazionale è la lentezza decisionale per via di interminabili discussioni che spesso nulla hanno a che fare con la sostanza dei problemi, un fenomeno di intensità variabile nei vari paesi, che in Italia ci ha visto in prima fila.
Ne siamo usciti grazie ad un governo che, ancora una volta, ha visto al vertice una persona non eletta.
Una cosa che nel nostro paese si sta ripetendo con una frequenza certamente anomala, come se il popolo non sapesse più scegliere i propri governanti o che gli eletti non avessero nel loro insieme le personalità giuste.
E questo ci porta a una doverosa riflessione sulla democrazia e sui suoi limiti.
Forse è pleonastico ma è utile un brevissimo ricordo sulle suo origini e sulla sua evoluzione.
La più antica e famosa è senz’altro quella di Atene che viene spesso e talora a sproposito richiamata, anche se la prima costituzione democratica si ebbe a Chio nel settimo secolo avanti Cristo.
I principi fondamentali erano l’isonomia, la libertà, l’isocrazia, l’isegoria.
L’isonomia prescrive che la legge è uguale per tutti.
La libertà è condizione e scopo della democrazia.
L’isocrazia e l’isegoria che sono eguaglianza di potere e libertà di parola sono i mezzi attraverso i quali si realizza la democrazia.
Votavano solo i cittadini, ma non le donne, e non erano ammessi alle magistrature quelli privi di censo.
Le cariche erano a titolo gratuito, duravano un anno e non potevano essere prorogate, tutte cose che erano di prassi anche nella repubblica romana, ove però era necessario un cursus onorum.
Le democrazie occidentali moderne hanno una lunga e travagliata storia che nasce dal presupposto “omnia potestas a Deo”, come affermato da S. Paolo, tesi che dette luogo per secoli a scontri fra Papato ed Impero.
Nel 1214 in Inghilterra si afferma infine la necessaria partecipazione del popolo in certe decisioni.
Lo sviluppo filosofico da Locke in poi e la nascita della democrazia americana e poi di quella inglese, e poi di quella francese saranno le tappe fondamentali per quelle moderne.
Le prime due avranno una evoluzione meno drammatica della terza che nasce sull’onda delle speculazioni illuministiche e sulle teorie sociali di Rousseau.
La rivoluzione francese che come Saturno mangerà i suoi figli, nasce da giusti e moderni ideali che nel tempo daranno la struttura alle democrazie europee ma che anche dopo la fine del regno francese e l’instaurazione della repubblica non è capace di sottrarsi alla logica di una perenne violenza con il conseguente carico di lavoro per la ghigliottina.
L’azione dei giacobini, (che nel parlamento sedevano a sinistra, cosa che segna il nome), che mandano a morte i girondini moderati e tutti gli oppositori veri o sospetti, sarà causa prima delle loro stessa violenta fine, poi del Direttorio e infine della dittatura di Napoleone.
Ci vorranno 50 anni prima della nascita della democrazia in Francia.
La violenza nello sviluppo della democrazia avrà sempre conseguenze nefaste unite da un denominatore comune: la dittatura, cosa del resto già avvenuta con le varie democrazie greche 25 secoli prima.
La giustizia amministrata per via politica mostra dall’inizio quanto non fosse giustizia: la votazione popolare produsse la condanna a morte di Socrate, che non si sottrasse all’ingiusta condanna, (si legga il Critone di Platone) ed all’esilio prima di Temistocle e poi di Aristide che avevano salvato la patria.
Vi risparmio la storia meno antica.
Ma è indicativo che la giustizia popolare, di destra o di sinistra che fosse, produsse una parola: Giustiziato, che indica una sola pena: La Morte.
Tutte le crisi violente della società moderna non hanno mai, e dico mai, dato origine ad uno stato democratico ma solo e sempre a una dittatura, come insegnano gli avvenimenti del secolo scorso e attuali.
Totalmente diverso è quello che accade nel mondo musulmano, che racchiude oltre 1,5 miliardi di seguaci.
Qui a dettar legge è ancora la formula “omne potestas a Deo.” di cui ignoro l’equivalente in arabo.
Non è il popolo a creare le leggi, (nel caso migliore può eleggere chi le applica), ma la legge rimane la sharia, che dettata direttamente da Dio, non è modificabile, e perciò la più alta carica dello stato appartiene quasi sempre ad un religioso, con l’eccezione del Re, dove c’è, o un Generale che ha la forza delle armi.
Non è mai esistito un conflitto stato religione, i conflitti sono sempre stati fra le varie articolazioni religiose, 14 se ricordo bene, che fra loro non coltivano certamente sentimenti affettuosi. La laicità non è contemplata.
Dopo la durissima esperienza della seconda guerra mondiale e delle sue atrocità che tutti giustamente condannano, anche se con stupefacenti differenziazioni, si sentì la necessità assoluta di una carta dei diritti inalienabili dell’uomo che fu approntata e poi firmata in una convenzione internazionale ad Helsinki da quasi tutti gli stati che si riconoscevano nella civiltà occidentale.
Anche il mondo musulmano avverti per analogia una simile necessità e si ebbe quindi una analoga dichiarazione che fu firmata al Cairo dai paesi con il credo musulmano.
Sono reperibili su Internet e vi invito a leggerle entrambe, la lettura sarà illuminante.
Un celebre statista inglese del secolo scorso, W. Churchill ebbe a commentare: ”la democrazia è il peggior modo di governo, peccato che in tanti secoli non ne abbiamo trovato uno migliore”. Rimane una grande verità.
L‘esperienza maturata in un periodo eccezionale come quello che abbiamo vissuto e stiamo vivendo, per la prima volta in un modo globalizzato e con una comunicazione non sempre veritiera ma sempre ipertrofica, ci porta a molte e complesse considerazioni che sarebbe non inutile approfondire, ma che hanno un humus diffuso: un abbassamento del livello culturale anche nelle categorie dove meno le si aspetti.
L’impoverimento del linguaggio, dei vocaboli e dei tempi sono la spia del decadimento culturale.
L’uno vale l’uno è stato il manifesto dell’arroganza culturale, il grido dell’ignorante che pensa che il numero si imponga alla ragione, alla istruzione, alla competenza.
I risultati di questa esperienza l’abbiamo vissuta tutti.
Mai il nostro Rotary in tutto questo cosa c’entra?
Premetto che in un precedente articolo conclusi che dove non c’è libertà non può vivere il Rotary, l’atteggiamento apolitico gli consente di svolgere le proprie azioni in ogni contesto ma io penso che non possa sottrarsi ad una riflessione e una azione: esiste un settore dove si può investire di più, ed è il mondo della cultura.
Mi piace ricordare come agli inizi della attività del nostro club molte furono le iniziative prese nel mondo della scuola, era informazione. Oggi dovremmo salire verso la cultura, perché è la sola speranza che una maggior cultura possa vitalizzare correttamente la democrazia.
Ecco perché all’inizio ho inserito un appello che non trova riscontri così alti nella storia della nostra Europa che e ci induce a rivedere quello che accade con uno sguardo non appannato da ideologie.
Ho sentito in questi anni autorità religiose e civili chiedere scusa per avvenimenti occorsi secoli scorsi: osservo che le responsabilità sono di chi compie o ha compiuto gli atti incriminati e che la Storia la si studia, la si osserva, non la si criminalizza.
E’ un paradosso osservare l’esempio degli eredi di chi, in un passato più o meno lontano, si è macchiato di quelli che oggi chiamiamo crimini contro l’umanità che non si sognano di chiedere scusa a nessuno e dover commentare con un: HANNO RAGIONE!
Ercole De Cesare







