Qualche tempo fa, ebbi modo di assistere alla illustrazione di un progetto del Rotary Club “Valle Telesina”, di cui ci onoriamo essere il Club padrino.
E’ impegnato attivamente nel delicato tema delle adozioni con il progetto “Come gigli nei campi” e, quella volta, consolidò questo impegno con la preziosa testimonianza di Eugenio Corsi, attore comico e cabarettista, autore del libro “Essere Umani”.
Io non ho figli adottivi.
Ma, ahimè, quante volte abbiamo pensato, e mai realizzato, con mia moglie Marilena di adottare una bambina da affiancare, nel nucleo familiare, ai nostri due figli maschi, Davide e Roberto Maria. Pur tuttavia comprendo benissimo che averli significa aprire nella propria famiglia uno spazio non solo fisico, ma soprattutto mentale, per la accoglienza di una bambina o di un bambino, generati da altri, con una loro storia, che hanno bisogno di continuare con nuovi genitori, con i quali formeranno una famiglia, come una seconda possibilità di vita.
E’ proprio così che, partendo dal desiderio di avere un figlio, e costruendovi sopra un percorso personale e di coppia che sia di vera accoglienza, si può iniziare la strada della adozione.
Eugenio Corsi, dal canto suo, nel presentare la sua nuova fatica letteraria, diceva che “essere umani significa soffrire” e che il suo libro nasceva dalla “consapevolezza del superfluo”. Infatti, ancora giovanissimo perde i genitori e si sente superfluo. Abbandona tutto e si reca in Brasile a vivere nelle favelas, dove scopre un mondo straordinario, fatto di valori umani autentici. Tornato in Italia, scrive il suo libro di racconti e di emozioni, costituito da due parti: la prima, comprende ventisei racconti, aventi come protagonisti alcuni abitanti della favela brasiliana della città di Maceiò, da lui incontrati; la seconda, è formata da una breve raccolta di poesie. Incontra la povertà dei suoi personaggi e la racconta con estrema pietà, donando loro qualcosa che i diseredati spesso sentono di non avere più: la dignità. Tutto in un sentimento di comprensione estrema che vuol rappresentare una drammatica realtà di chi, nonostante tutto, vive di sogno e di speranza d’essere felice, anche con un triste destino già segnato dalla nascita.
Val la pena di leggerlo e di illustrarlo anche ai soci del nostro Club. Lo raccomando vivamente al Presidente pro tempore Michele Iannitti.
Trovai, allora, molto interessante anche l’enunciazione d’un progetto di affido familiare, dal titolo “Più tempo insieme”, per minori stranieri non accompagnati, viventi all’interno di famiglie affidatarie che si saranno candidate per un certo periodo di tempo.
Attilio Costarella







