Dal 15 giugno, l’Italia è un rogo. Il costo dei terribili incendi che hanno devastato in questa torrida estate il nostro Paese è salato. Incendi soprattutto in Abruzzo, Molise, Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna, con danni incalcolabili al patrimonio boschivo e non solo. Mi limiterò soltanto a qualche citazione.
Drammatico bilancio a Pescara, all’indomani dell’incendio che ha distrutto la pineta D’Annunzio. Il caso di Pescara è particolarmente emblematico, perché si tratta di un incendio contiguo alla città, in cui il rischio di avere vittime è superiore. Pescara è l’esempio di come non ci sia una visione d’insieme, guidata da competenze tecnico-scientifiche, che porta a dover gestire alla stessa maniera un bosco ai margini della città, come la foresta nella riserva integrale. La pineta si trova all’interno dell’urbe abruzzese e per la sua composizione quasi monospecifica a Pino d’Aleppo è ad alto rischio pirologico. Nonostante la ripetuta manifesta contrarietà di agronomi e forestali, attualmente per il piano di assetto naturalistico la Pineta e le aree del Fosso Vallelunga, per scelta, non vengono manutenute ai fini antincendio. Una scelta scriteriata!
Non può passare sotto silenzio un altro caso emblematico, altamente simbolico, l’attentato incendiario alla tenuta presidenziale di Castelporziano, riserva naturale di inestimabile valore, polmone verde di Roma e residenza estiva del Capo dello Stato. I danni sono stati fortunatamente limitati a una ventina di metri quadrati di terreno bruciato, grazie all’immediato intervento di alcuni cittadini che hanno allertato le squadre di soccorso dei Vigili del fuoco, prontamente intervenute. Puntuale è giunto il ringraziamento del presidente Mattarella.
E con un lungo salto, un cenno alla Sardegna, tra le regioni più colpite dai piromani, ove si sono registrati centinaia di animali morti bruciati, migliaia di case e attività travolte dalla furia degli incendi che in pochi giorni hanno devastato l’Oristanese. Notevoli i danni all’economia dell’isola, senza dimenticare le vittime del fuoco, accorse disperatamente per sottrarre alle fiamme quel poco che rimaneva delle loro proprietà.
Mi astengo dal menzionare altre situazioni analoghe, molto gravi, in altre regioni d’Italia, con l’amara constatazione della Coldiretti, che per ricostruire i boschi ridotti in cenere dal fuoco ci vorranno fino a 15 anni, con danni all’ambiente, all’economia, al lavoro e al turismo.
L’Italia, un Paese boscoso, con più di un terzo (38%) della superficie totale nazionale coperta da foreste. Quasi 1 bosco su 3 (32%) nella penisola fa parte di aree protette e in poco meno di 30 anni sono cresciute di quasi il 27%, passando dai 9 milioni di ettari del 1990 agli attuali 11,4 milioni.
Per incrementare il patrimonio boschivo italiano la Coldiretti ha elaborato insieme a Federforeste il progetto nel Pnrr di piantare in Italia 50 milioni di alberi nell’arco dei prossimi cinque anni nelle aree rurali e in quelle metropolitane.
Ma mi sia consentito dire che la natura va protetta e difesa con misure più serie e adeguate alla gravità della situazione, altrimenti piromani e incendiari avranno la meglio, agevolati nella loro azione criminale dai cambiamenti climatici e dalle aree boschive poco pulite in cui propagazione e intensità delle fiamme sono aumentate in maniera esponenziale.
La competente Commissione europea assegna all’Italia il primato europeo per numero di incendi, un triste allarmante primato di cui volentieri faremmo a meno.
Un recente articolo giornalistico, apparso su un noto settimanale nazionale, riferisce che il 57% degli incendi è doloso, solo il 57%, ossia poco più della metà del totale dei casi registrati. Troppo buono, direi, molto ottimista questo giornalista!! Perché, a mio avviso, i casi dolosi sono di gran lunga di numero superiore e non sanzionati in relazione alla gravità dei danni provocati, ma in modo molto più blando. Questi eventi, a mio modesto parere, si configurano come crimini verso l’umanità, perché la distruzione del patrimonio boschivo a lungo andare porta alla morte del pianeta Terra e conseguentemente alla fine di ogni forma di vita, sia del regno animale che vegetale.
Al netto dell’azione dei piromani, accanto a casi di ritorsione e di vendetta, interessi criminali alimentano la maledetta “pratica del fuoco”, mi vien da dire quasi in piena impunità.
Cui prodest ?
La soppressione del Corpo Forestale dello Stato, per effetto della Riforma Madia, nel 2016, e la sua frantumazione tra Arma dei carabinieri, Vigili del fuoco, Polizia di Stato … non ha prodotto l’esito sperato. A fronte di un risparmio del tutto marginale (31 milioni di euro in 3 anni), il risultato si è rivelato dannoso, per non dire catastrofico. D’altra parte, in nessuna nazione, a controllare i boschi, le montagne, l’ambiente naturale e il paesaggio ci sono i militari, e l’Italia è l’unico Paese al mondo ad essere privato di un proprio Corpo forestale (vedi Relazione Consigliere regionale dell’Abruzzo Pierpaolo Pietrucci, impegnato in un’azione politica per il ripristino della Forestale). L’esperienza dimostra che c’è assoluto bisogno della professionalità di questa peculiare forza di polizia a ordinamento civile; bisogna ricomporre competenze e accrescere il monitoraggio ambientale, come dimostrano gli incendi e il dissesto idrogeologico, che colpiscono troppo spesso il territorio nazionale e particolarmente quello centro-meridionale.
E’ una sfida complessa che richiede la presenza dell’uomo in montagna, la cura dei boschi, la pulizia dei canali, l’attenzione per strade e sentieri, le bonifiche adeguate per gli incendi e le esondazioni.
Troppi disastri segnano l’Italia e il clima che cambia ci obbliga a fare di più, non di meno per il territorio.
La natura va presidiata e difesa: con un Corpo Forestale saremo tutti più sicuri.
Gino Tino







