Lo scalpore suscitato dai due free party estivi a Tavolaia e Valentano, che hanno smosso le acque politiche fino a richiedere le dimissioni del Ministro degli Interni (e la polemica non è ancora finita), hanno portato alla riconsiderazione un movimento che sembrava, negli ultimi tempi, solo un’adunata di giovani in cerca di sballo. In particolare lo Space Travel, organizzato vicino Viterbo, era un Teknival, cioè un festival gratuito di musica TEKNO, che dura giorni, è pieno di stranieri, proiezioni video, stand, aree ristoro: tutto organizzato quasi in segreto, tramite un passa parola, che fino all’ultimo tiene riservato il luogo e il nome degli organizzatori, perché la festa non è autorizzata.
Dopo il gran parlare dell’evento ecco venire fuori gli analisti del fenomeno, tipo Vanni Santoni (“Muro di Classe”-Ed.Laterza) e Tobia D’Onofrio (“Rave New World- Agenzia X,2018), che lo analizzano secondo un’ottica diversa, dal significato più profondo.
Il fenomeno viene considerato come eredità del movimento Hippie degli anni ’60 del secolo scorso e teorizzato da Jack Kerouac e Burroughs. Allora aveva un significato di controcultura, di ribellione alla guerra atomica e all’inquadramento militare e sociale tipico dell’America post-bellica. Il libro di Kerouac “Sulla strada” del 1957, creò un culto capace di definire e fondare uno stile di vita e di pensiero, che diede inizio alla “beat generation”. Era la sfida alla “American Dream”e ai poteri egemoni, e un inno alla ribellione contro tutto ciò che è imposto e che nasconde i propri interessi dietro un’apparenza di normalità, di socialità, organizzazione. Era il sogno giovanile di essere ascoltati, rispettati e di esorcizzare il male di vivere nella fuga senza meta, nell’alcool, nella marijuana.
Il fenomeno fu ripreso in Inghilterra negli anni ’90 e teorizzato dal filosofo Hakim Bey con la famosa TAZ (Zone Temporaneamente Autonome), cioè organizzare adunate in luoghi dove non esiste la proprietà, l’autorità, il vassallaggio economico. Le adunate avvengono apparentemente improvvise, come sorte dal nulla, in aree quasi sempre demaniali per sfuggire alla sorveglianza che ha un valore simbolico di ribellione alla proprietà. Al caro affitto, alla politica tatcheriana di privatizzazione dei servizi. Nacquero così i “Free festival”, che sorgevano e terminavano senza un apparente programma in poche ore, durante le quali succedeva di tutto in nome di una libertà illecita.
Gli “Spiral Tribe” di Londra furono i propugnatori di questa libertà di pionieri nomadi, e, in breve, si diffusero in tutta Europa. In Italia, il fenomeno, sorto nel 1993, si chiamò “Free Tekno” e i partecipanti Teknusi: a Pinerolo , nel ’97, erano 30.000!. Il significato di questi party, nel tempo è in parte mutato: allora avevano “un significato più evidente di connessione politica”, come riferisce D’Onofrio, dovuto all’attivismo dei Centri Sociali che protestavano con gli street party, ripresi poi dai No Global. Comunque queste connessioni non sono mai sparite, anche se è difficile inquadrare questo movimento oggi, dove l’universo che vi partecipa ha diverse valenze sociali: emarginati, laureati, sballati, sobri, attivisti, disimpegnati, responsabili, inconsapevoli. Dice ancora D’Onofrio:” non ho la pretesa di spiegare la cultura rave, ma di base viaggia su molti livelli: è antisistema, antifascista, antisessista, ecologista e propone una esperienza di autogestione e condivisione” e, dice ancora il saggista: ”lo ritengo uno degli ultimi spazi di libertà rispetto alle norme che regolano i rapporti in società: le relazioni si basano su fiducia, empatia e non sul denaro, è un atteggiamento della coltura hippie in era post atomica, vicino alle idee di Kerouac e Burroughs”.
Personalmente credo che si possa anche riagganciare alle altre sottoculture giovanili: chi non ricorda Woodstock e Clash? Oppure gli hippie con le esperienze psichedeliche? O il punk con la filosofia del fai da te? O le feste mobili giamaicane?.
Tutte spinte nate dal conflitto e dalla ribellione alla cultura dominante e tutte con le droghe di moda di riferimento: LSD, Speed, Marijuana o l’Ectasy con effetto euforizzante ed empatogeno?. Conclude infine D’Onofrio: ”oggi c’è più controllo, profilazione, addomesticamento, quindi la cultura rave, per le sue radici antagoniste, risulta ancora più contemporanea, e, per chi la segue, necessaria”.
Concludo, considerando e specificando che non giustifico questi comportamenti anarchici, ma non li condanno, perché rappresentano una ulteriore dimostrazione del malessere sociale giovanile che imperversa nel mondo, e che, credo, non sarà mai completamente eliminato perché è un conflitto generazionale che si sviluppa di più proprio nei periodi di apparente più lunga pace: absit iniuria verbis!
Pasquale Simonelli







