Riprendo una tematica già trattata in un mio precedente articolo, pubblicato qualche anno fa sul bollettino di questo prestigioso Club rotariano, dal titolo “SIAMO ALLA SECESSIONE”.
Pensavo di aver esagerato nel titolo, ma il disegno di legge sull’ ”AUTONOMIA DIFFERENZIATA”, approvato il 3 febbraio dal Governo nazionale, su proposta delle Regioni Lombardia e Veneto (un ritorno al regno Lombardo-Veneto?) rende oltremodo concreto il rischio paventato precedentemente dallo scrivente. Il riferimento ovviamente è al Regno Lombardo-Veneto, protettorato austriaco (1815-1866), quando l’Italia era divisa in tanti Stati e staterelli; e l’autonomia differenziata costituisce un primo passo verso la secessione e la conseguente divisione del Paese.
Il testo approvato dal Consiglio dei ministri e che costituisce il primo tassello del trasferimento a Veneto e Lombardia di 23 materie oggi gestite dallo Stato, può rivelarsi concretamente un provvedimento che allarga le disuguaglianze tra Nord e Sud, in grado di creare squilibri persino tra le singole aree dello stesso Nord.
La promessa dei cosiddetti Lep (livelli delle prestazioni uguali per tutti) non basta, in quanto essi vanno garantiti. E che la legge Calderoli lo faccia suscita seri dubbi per la vaghezza delle risorse previste, secondo la sen. Castellone e numerosi altri parlamentari.
Un progetto pericoloso, dunque, che spacca il Paese, configurandosi come attentato alla stessa unità nazionale.
L’autonomia differenziata divide l’Italia sui grandi servizi di civiltà: sanità pubblica e scuola pubblica statale, in primo luogo. Si avranno come conseguenza immediata, inquadramenti contrattuali del personale su base regionale: salari, forme di reclutamento e sistemi di valutazione disuguali, livelli di welfare differenziati, che penalizzeranno in generale il Meridione e in particolare le classi sociali più povere e diseredate.
Il Sud respingerà al mittente questo disegno dei poteri forti contro il popolo meridionale: il dissenso del mondo sindacale è netto e profondo, come quello di numerose forze politiche, dei Governatori regionali, di Confindustria, di Ordini professionali (con qualche crepa nello stesso Governo), in difesa del principio supremo dell’uguaglianza di tutti i cittadini e dell’unità della Repubblica.
A questo punto mi domando e dico: esiste ancora il senso di Patria, ovvero di Stato, di Nazione, valori ai quali sembra si richiamino anche “Figure” di primo piano attualmente al potere, quando nei loro discorsi ufficiali parlano con enfasi di Nazione e di Patria?
I nostri padri del Risorgimento hanno lottato strenuamente contro lo straniero invasore (come sta lottando in questo momento l’Ucraina contro l’invasione russa), per riconquistare la libertà, l’indipendenza nazionale e per la ricostituzione dello Stato unitario. Si rivolteranno nella tomba.
Che i loro sacrifici, anche di sangue, non siano vanificati da un progetto, userei dire, scellerato, che aggiungerebbe ulteriori disuguaglianze, divisioni sociali e culturali, a quelle che già affliggono il nostro amato Paese.
Siamo certi che il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, vigile e attento, non consentirà eventuali derive anticostituzionali e antidemocratiche (ivi comprese forzature inopportune), e che la sua saggezza è la nostra migliore garanzia.
Gino Tino







