Il Rotary, tra i vari temi di cui si occupa, sta ponendo al centro del suo interesse il tema della comunicazione, che tra l’altro è stato oggetto di un seminario tenutosi a Nisida il 14 ottobre scorso, dal titolo “Comunico ergo sum”
Prendendo spunto da questo evento vorrei raccontarvi, in breve, la storia emblematica e anche un po’ misteriosa della nascita del FORCIPE, strumento entrato nell’uso corrente della pratica ostetrica, almeno fino a qualche anno fa.
E’ un racconto che fa capire come una cattiva comunicazione o addirittura una mancata comunicazione può creare danni all’intera società, per la mancata divulgazione di informazioni che a volte possono fare la differenza tra la vita e la morte.
In ambito ostetrico, il forcipe è stato ed è utilizzato per l’estrazione difficile ed urgente del feto, al momento del parto. Quando questo strumento non si conosceva, l’epilogo di parti distocici era, nella migliore ipotesi, la morte del feto, ma quasi sempre anche di quella della madre.
L’inventore del forcipe è stato sempre ritenuto il medico francese Giovanni Palfiyn che lo presentò alla facoltà di Medicina di Parigi nel 1723; in quella occasione il medico dimostrò di essere in grado di estrarre un feto vivo (lo strumento si chiamava tire-tete di Palfiyn). La cosa fece scalpore perché fino ad allora, gli strumenti utilizzati erano in grado solo di estrarre feti morti (Apicenna –“Canon medicinae intorno all’anno mille)
Dopo la morte di Palfiyn, incominciarono però a circolare voci, che uno strumento simile era stato già concepito 100 anni prima in Inghilterra.
Si parla della famiglia Chamberlen, ugonotti francesi, migrati in Inghilterra nel 1569.
Nel giugno 1813 vennero ritrovati in una soffitta di una villa in Gran Bretagna, nell’Essex in via Mortimer hall, alcuni strumenti probabilmente appartenuti a Pietro III Chamberlen, morto nel 1683 (parliamo di un secolo prima della morte di Palfiyn). Si trattava di 4 paia di forcipi, di cui uno rudimentale, probabilmente sperimentale, e gli altri modificati e tecnicamente perfezionati. Pietro III si era laureato in Medicina a Padova all’età di 18 anni, diventando ostetrico di corte e assistendo alla nascita di Carlo II nel 1630. Nel 1634 fondò una scuola per ostetriche, redigendo un manuale con precise e rigide regole di comportamento nell’assistenza al parto.
Il medico fu oggetto di contestazioni da parte del mondo accademico inglese che gli attribuiva l’utilizzo, nella pratica ostetrica, di imprecisati “strumenti di ferro”; verosimilmente il forcipe, da lui inventato ma segretamente utilizzato.
Lo strumento fu utilizzato, dopo la morte di Pietro dal figlio Ugo, anche lui valido medico, il quale, tenne nascosta la scoperta allo scopo di trarne profitto. Cercò infatti acquirenti in Francia, in particolare, alla corte di Luigi XIV, a mezzo del medico Clement, ostetrico di corte.
Lo stesso Mauriceau, nel suo trattato nel 1724, fa riferimento a un medico inglese capace di fare estrazioni difficili, fino ad allora ritenute impossibili.
Alla fine Ugo riuscì a vendere il Forcipe a Hendrik Von Roonhnysen, che continuò a tenere segreto lo strumento e ad utilizzarlo solo personalmente.
Da tutto ciò si evidenzia come l’utilizzo del forcipe, prima di una completa divulgazione e del suo importantissimo impiego è stato patrimonio di pochissimi, con conseguenze spesso drammatiche per le partorienti.
C’è da chiedersi se questo atteggiamento dettato dall’egoismo e dalla smania di successo sia stato solo di Chamberlen e dei suoi eredi o forse non alligni tuttora in alcuni ambiti del mondo accademico.
Giacomo Russo







