In un momento storico preoccupante per il futuro della nostra Sanità pubblica in termini di risorse umane ma soprattutto economiche, se ogni attore del sistema offrisse alla propria azienda una soluzione fondata su tre principi cardini di un sistema sanitario: EFFICACIA EFFICIENZA ED ECONOMICITA’ forse lo scenario sarebbe meno fosco. Questo primo articolo vuole rappresentare il problema sociale quale è la Malattia Renale Cronica e nei due prossimi articoli offrire anche le soluzioni terapeutiche innovative.
Il mio campo di azione quotidiana come Direttore del mio reparto ha come scopo primario quello di far rendere conto della importanza dei reni e quindi della conservazione di uno stato di salute degli stessi. In questa ricerca metodologica sono partito da una riflessione fatta da un collega nefrologo il Dott Giorgio Battaglia Primario di Nefrologia dell’Ospedale di Acireale: “siamo esseri viventi che durante la nostra evoluzione siamo usciti dagli oceani grazie ai reni che ci rendono possibile la vita fuori dall’acqua. Infatti siamo costituiti per il 60% da acqua e non anneghiamo in noi stessi perché il rene mantiene un sofisticato equilibrio tra acqua e sali”.
La prevalenza della malattia renale cronica (MRC) secondo uno studio recente della Società Italiana di Nefrologia (SIN) è pari al 7% della popolazione italiana (circa 4 milioni di italiani) ed in progressivo e costante aumento, soprattutto perché raggiunge valori ancora più elevati, fino al 50%, in presenza di diabete, ipertensione arteriosa, obesità e dislipidemia in progressivo e costante aumento. Nel resto del pianeta la situazione non è diversa il 10% della popolazione mondiale è affetta da MRC, e nove malati su dieci non sanno di essere affetti da questa patologia, dato ricavato da un articolo pubblicato nel 2017 sulla rivista internazionale Jama.
La malattia renale cronica sarebbe una patologia semplice da prevenire e facile da diagnosticare, ma secondo gli ultimi dati di prevalenza sta diventando un problema di salute pubblica di dimensioni preoccupanti. In primis per l’impatto che questa patologia può avere sulla qualità della vita familiare e lavorativa delle persone, in secondo luogo per la complessità organizzativa della terapia nella sua fase terminale ed infine per i costi sociali conseguenti al suo trattamento. Sappiamo che la malattia renale è caratterizzata dalla irreversibilità e dalla progressione ma è possibile ritardarne quest’ultima agendo su tre direttrici: 1) la prevenzione; 2) la diagnosi precoce; 3) la Rete nefrologica.
La Organizzazione Mondiale della Sanità definisce la malattia cronica come:” problema sociale di salute che richiede un trattamento continuo durante un periodo di tempo da anni a decadi” con chiaro riferimento all’impegno di risorse, umane, gestionali ed economiche, in termini sia di costi diretti come ospedalizzazioni, farmaci, assistenza medica ed altro ancora, che indiretti come mortalità, disabilità nel lungo termine, ridotta qualità di vita. La cronicità sarà l’emergenza sanitaria dei prossimi anni a venire, è prioritario implementare modelli organizzativi e assistenziali volti alla prevenzione e alla gestione delle malattie croniche. Oggi la gestione delle malattie croniche assorbe l’80% delle risorse sanitarie a livello mondiale.
Ecco la Malattia Renale Cronica è una patologia che ha tutte le caratteristiche delineate nel Piano Nazionale della Cronicità: a) insorgenza graduale nel tempo; b) eziopatogenesi multipla e non sempre identificabile; c) cura continua e raramente risolutiva; d) terapia causale spesso non disponibile; la restitutio ad integrum è possibile e persegue come obiettivo il miglioramento della qualità della vita; e) assistenza sanitaria a lungo termine (presa in carico del malato), considerando tutte queste caratteristiche per cui una patologia si definisce cronica, si può affermare che la MRC è altamente impattante sulla sanità pubblica non solo mondiale ma nel nostro specifico in Italia, sia in termini di numero di persone colpite come precedentemente specificato, che in termini economici per la gestione degli elevati costi sanitari e sociali, tanto da utilizzare oltre l’1,5% (circa 2,5 milioni di euro annui) del fondo del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e comporta una riduzione della qualità di vita e della capacità produttiva. Un paziente lavoratore perde in media più di 10 ore di lavoro a settimana e, se deve fare dialisi, almeno 20 ore. Il costo sociale medio per un paziente non in dialisi, che comprende i costi diretti sanitari, non sanitari diretti e indiretti, si aggira sui 9000 euro all’anno. Per un paziente in dialisi i costi per il SSN incrementano notevolmente attestandosi tra i 36000 ed i 43000 euro. Ovviamente ai costi citati, rispetto alla richiesta di salute di un paziente affetto da MRC dobbiamo aggiungere anche quelli relativi al trapianto renale che sono stimati in 52000 euro per il primo anno e in 15000 euro per ogni anno successivo al primo.
Considerando gli elevati costi a carico del SSN di un paziente in trattamento dialitico, la sola azione di ritardare l’ingresso in dialisi del 50% dei pazienti che ogni anno iniziano la fase di uremia (circa 4.500 pazienti in stadio V), anche di soli 5 anni, potrebbe comportare un risparmio per l’Azienda Sanitaria e quindi per il SSN di € 1.112.000.000. A tale risparmio si potrebbero aggiungere ulteriori economie per altri 1,4 miliardi di euro se con l’azione di prevenzione e di presa in carico del paziente da parte del nefrologo si riuscisse a ritardare di almeno 5 anni la progressione per il 10% dei soggetti dallo stadio III allo stadio IV. Il risparmio complessivo che il SSN potrebbe ottenere in 5 anni sarebbe pari a circa 2,5 milardi di euro.
La vera frontiera è rappresentata dalla prevenzione e dalla ricerca se opereremo in questo modo, il Servizio Sanitario sarà un sistema stabilizzato e solido, ma soprattutto dinamico, che si arricchisce e cresce per rispondere pienamente all’Art.32 della Costituzione, tutelando la salute dei cittadini come diritto fondamentale.
Guglielmo Venditti







