L’Intelligenza Artificiale è un ramo dell’informatica che si occupa della programmazione di sistemi hardware e software per dotare le macchine non solo di intelligenza intesa come capacità di calcolo o di conoscenza di dati astratti, ma di tutte le forme di intelligenza che sono riconosciute dalla teoria di Gardner.
Negli ultimi cinquanta anni c’è stato un grande sviluppo di queste discipline favorito dalla potenza del calcolo elettronico, e oggi in diversi gradi tutti possono usare un programma che sviluppi azioni e risultati basati sulla AI. Per esempio, questo articolo potrebbe essere scritto in maniera forse più esauriente e ordinata da una applicazione di AI (ma non conterrebbe le mie personali idee e conclusioni).
L’AI agisce attingendo a un’enorme massa di dati tutti organizzati e collegati da criteri logici, lessicali, storici etc. Questi vengono rapidamente scelti e collegati in base alle richieste del momento, e il risultato è quasi sempre molto soddisfacente, perché si basa su algoritmi che simulano schemi “copiati” dal comportamento umano medio, o meglio procedure e algoritmi che normalmente portano a risultati ritenuti validi. Data l’enormità dei dati utilizzati e organizzati, l’AI sembra magica: il risultato è rapidissimo, esauriente, ordinato, apparentemente perfetto.
Ma non è esattamente assimilabile e sovrapponibile al pensiero umano. La mente umana (comunque vogliamo definirla: cervello, intero organismo, persona, anima,,,) non organizza i ricordi e le conoscenze in un casellario semplicemente ordinato come fanno le grandi basi di dati elettroniche. I nostri ricordi sono influenzati da fattori legati alla personalità, all’umore, a emozioni, a convinzioni culturali e religiose, alle condizioni mentali e fisiche del momento etc.
Così tutti i nostri ricordi e le nostre conoscenze si fissano e si ordinano in maniera più complessa, con legami asimmetrici e con importanza diversa e variabile.
Questo significa che la mente umana è sicuramente meno efficiente nel ricordare ed organizzare i dati, ma d’altro canto può ottenere risultati impossibili per l’intelligenza artificiale, perché può agire fuori dagli schemi, anche con decisioni che possono sembrare illogiche o folli. In altre parole l’intelligenza umana è capace di intuire e creare al di fuori di modelli preordinati e sperimentati. Molte grandi scoperte e teorie rivoluzionarie nascono prescindendo da postulati, teoremi e regole.
La grande capacità di calcolo, unita alla immensa quantità di dati a disposizione sul web offre grandi risultati e grandi vantaggi. Eccone solo alcuni:
• L’AI può processare grandi quantità di dati più velocemente, migliorando la produttività e la precisione.
• Sicurezza: Sistemi di AI possono monitorare e analizzare comportamenti sospetti per prevenire frodi o attacchi terroristici.
• Nell’assistenza sanitaria: diagnosi precoce delle malattie personalizzazione dei trattamenti.
• Nell’automazione l’AI può assumere compiti ripetitivi o pericolosi, riducendo il rischio di infortuni sul lavoro.
Ma naturalmente ci sono anche rischi:
• Disoccupazione: l’automazione può portare alla perdita di posti di lavoro, specialmente in settori meno qualificati.
• Se mal gestita, l’AI può diventare una minaccia per la sicurezza digitale.
• L’uso di AI nel monitoraggio può portare a questioni etiche riguardanti privacy e controllo sociale.
Isaac Asimov negli anni 50 del secolo scorso, profetizzando i problemi attuali, enunciò le “leggi della robotica”, che possiamo leggere come “leggi della AI”:
1. Un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che, a causa del suo mancato intervento, un essere umano riceva danno.
2. Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non vadano in contrasto alla Prima Legge.
3. Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché la salvaguardia di essa non contrasti con la Prima o con la Seconda Legge.
Straordinario, direi che l’AI non sarebbe stata in grado di elaborare dei concetti così acuti e definiti, anzi definitivi.
In sostanza, gli enormi vantaggi della IA non debbono poter creare danni.
Fondamentalmente si dovrebbe evitare di delegare all’AI compiti che possono portare conseguenze gravi per la vita, la società e l’ambiente.
Ed è un obiettivo possibile, se nei codici che regolano l’azione dell’AI sono inserite istruzioni prioritarie che impediscono lo sviluppo di attività con conseguenze dannose o illegali.
Non mi risulta che le grandi società informatiche lo stiano facendo.
Per approfondire, ci sono articoli e libri che discutono questi temi in dettaglio. importante l’articolo del Parlamento europeo che esamina benefici e rischi dell’AI.
È importante un dibattito aperto e informato su come l’AI viene utilizzata e regolamentata per massimizzare i benefici e minimizzare i rischi.
Francesco P. Grillo







