Ogni epoca ha avuto dei ricambi generazionali che non si sono limitati a valutazioni diverse sul significato politico, sociale, culturale della società in cui si sono sviluppati e formati, ma anche rivolti ai comportamenti, singoli e collettivi, perché vivevano, di riflesso, il clima educazionale della società del loro tempo, e quindi ne assorbivano la cultura, l’insegnamento, i fermenti socio-politici, l’etica atea o religiosa.
Il periodo che stiamo vivendo, che farei partire dal secondo dopoguerra, per una serie di motivi che cercheremo di analizzare (in breve!), è caratterizzato dalla rapidità dei cambiamenti, per cui è sbagliato parlare di “periodo generazionale”, i mutamenti sono così rapidi che vanno inseriti in un contesto breve, quasi decennale; ha contribuito a questa velocità di mutazioni lo shock bellico, che, come tutte le guerre, ha modificato gli assetti sociali di quasi tutte le Nazioni, è nato così un nuovo ordine geo-politico che ha generato potenze economiche quasi inaspettate, che stanno sovvertendo l’ordine che si era creato, specie in Europa, dove si credeva che il mondo dipendesse dall’occidente europeo e filo-americano.
Il sorgere di nuove realtà socio-politiche, di dimensioni gigantesche, ha cambiato il modo di pensare, innescando nuove culture, nuove realtà sociali, nuove etiche, dove il profitto e il benessere che ne dovrebbe conseguire sono prioritari rispetto ad una “etica del profitto” che mira all’eguaglianza sociale; ma il problema è proprio questo: quale dottrina è più valida, quella marxista-comunista, che mira, (almeno in teoria), all’eguaglianza socio-economica e basta, o quella capitalista che riconosce sì il fine sociale di dare lavoro, dignità e uguaglianza di diritti a tutti, ma anche una scala di valori legati e inscindibili alla persona umana nella sua complessa natura e diversità di pensiero, intelligenza, cultura, capacità organizzativa. In questo dilemma, che da oltre un secolo investe l’uomo nel suo divenire, si sono formate varie coscienze sociali, con il risultato, almeno fino a questo momento storico, di avere acuito i divari del mondo: popoli che non riescono ad emergere e vivono in una indigenza permanente subendo il potere dei più ricchi e popoli che mirano ad un espansionismo basato quasi esclusivamente sul potere economico – vedi Cina, India, Estremo Oriente.
Le nuove generazioni, che in entrambi i casi hanno voglia di emergere, hanno come unico credo il “Dio danaro”, il benessere al di sopra di ogni altro valore, perché da esso deriva potere, benessere, illusoria gioia di vivere.
Ma è proprio così? Sono veramente questi i desideri, gli scopi, le finalità delle nuove transitorie generazioni? Non c’è in questo arrivismo edonistico un senso di vuoto, di insoddisfazione? Ridurre la vita ad una corsa, che ha come traguardo la goduria del possesso, riesce a soddisfare quello che di emozionale permea la nostra vita? Dove è finita la fantasia, la creatività, l’improvvisazione? Io non credo che l’essere umano, dotato di quella scintilla divina che lo fa emozionare per lo schiudersi di un fiore, per un’alba o un tramonto, possa ridurre la vita ad una corsa permanente alla conquista di un bene materiale: se così fosse l’uomo stesso diventerebbe come un automa creato dall’intelligenza artificiale (AI), capace cioè di imitare e superare l’uomo nel campo tecnologico e arrivare addirittura a schiavizzarlo, superandolo nella costruzione di macchine dominatrici: ma può un automa emozionarsi? può sentire il battito del cuore cambiare ritmo e piangere o ridere per un amore verso un altro essere? Credo proprio di no: finché esisterà il cervello umano, che non è fatto solo di calcoli e di numeri, ma di cellule e ormoni che danno lo stress del vivere, l’uomo sentirà l’ansia di esistere, la voglia di conoscere il bene e il male della vita, di abbracciare un fratello e di leggergli negli occhi lo stesso desiderio. La vita emozionale non sarà mai controllata dalle macchine, ma dal pulsare del sangue che ci farà sentire il bisogno di soccorrere chi è in difficoltà, di stringere una mano per trasmettere il calore della vita e non farlo sentire solo, di condurlo ad armonizzarsi con il mondo, a dare dignità alla sua esistenza.
Il Rotary ha questo scopo e durerà finché ci sarà un cuore che batte in una vita “umana”.
Pasqualino Simonelli







